La gastronomia napoletana è tra le più ricche e originali cucine italiane. Più che regionale una vera e propria cucina nazionale, con le sue varianti aristocratiche – raffinate per l’elaborazione dei diversi influssi greci, arabi, normanni, francesi – e popolari, dalle invenzioni ingegnose e saporite, come la pizza, ormai diffusa in tutto il mondo.
Universalmente noti sono gli “Spaghetti al Pomodoro Fresco” e i “Vermicelli alle Vongole Veraci“, altrettanto celebri i “Maccheroni al Ragù“, le “Lasagne Imbottite” e “I Fusilli alla Ricotta“. Ottime le minestre preparate con le verdure della ricca terra vesuviana: “La Maritata” con cavoli e carne di maiale, la “Parmigiana” di melanzane, gli zucchini “a’ scapece” o in carpione e i peperoni imbottiti. Naturalmente il pesce non poteva che essere una delle
specialità di questa città dalla millenaria vocazione marinara: zuppe di pesce, di vongole, frittura di triglie e calamari, polpi affogati. Da segnalare il “fritto misto napoletano” che mescola carne, frattaglie, pesce e verdura in pastella con polenta, panzerotti ed altro servito caldo e croccante. Altra pietanza fritta e gustosa è la “mozzarella in carrozza“.
Per quanto riguarda la carne famosa è la “bistecca alla pizzaiola” con pomodoro fresco, la zuppa di soffritto (frattaglie di maiale) e di carne cotta (frattaglie di bue). Dalla tradizione dolciaria napoletana: i gelati, le sfogliarelle, la pastiera a base di ricotta, le zeppole, gli struffoli, i taralli, i casatielli, i “babà“, gli spumoni, i fiori d’arancio, la cannella, i canditi.

LA PIZZA:
E’ la creazione più celebre della cucina campana. Già nota ai romani, era allora una specie di focaccia di grano, chiamata lagana o picea, da cui deriva “piza” e infine “pizza”, ma quella che conosciamo noi ha poco più di due secoli. La mangiava il popolino, e la preparava il cuoco di corte per la tavola reale. Si dice che Ferdinando IV di Borbone ne fosse così ghiotto da utilizzare una volta, per cuocerla, i forni di Capodimonte da dove uscivano le preziose ceramiche. Si lasciarono conquistare da questo piatto meridionale anche i sovrani piemontesi: fu per Margherita di Savoia che nel 1889 il pizzaiolo Raffaele Esposito creò la pizza “tricolore” con mozzarella, pomodoro e basilico, che si chiamò appunto “Pizza Margherita”.